Torneo Regionale di Calcio dei Professionisti del Lazio

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Domani è un'altro giorno ...

"Nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione" (G. Hegel)

di Emilio Acernese

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Cari Amici e Colleghi

il campionato nazionale è già alle spalle, ma come sempre accade un'esclusione non porta mai il sorriso ed il buonumore.

Ma è pur vero che ad essere "felici ed uniti" solo quando il tempo volge al sereno, son tutti bravi!

Esser squadra vuol dire invece saper "far quadrato" soprattutto quando la sorte è avversa.

Se ciò non si verifica, allora non ci si può definire un "gruppo coeso" e se non si è un gruppo coeso allora vuol dire che quel "sentimento di squadra" col quale ci si era avviati per affrontare l'evento sportivo era posticcio, privo di contenuti, semplici parole di circostanza.

Ci si è presi in giro.

Ed allora chiedersi poi "il perchè" ha veramente poco senso.

Ancor minore importanza ha la ricerca di un capro espiatorio: non serve assolutamente a nulla.

Si perde e si vince in undici.

Altra cosa è invece cercare di comprendere le cause di un insuccesso, senza atteggiamenti giustizialistici; un modo molto più serio, maturo e costruttivo per affrontare i problemi ed eventualmente risolverli.

Di errori ne sono stati commessi ed è evidente: così non fosse saremmo a parlar d'altro!

Ma l'aver raccontato ed evidenziato le ingenuità che hanno determinato le reti avversarie, non ha quale obiettivo "la gogna" degli autori e men che mai la volontà di addebitare loro la débâcle, perché ripeto, si perde e si vince in undici.

Gli errori sono stati sottolineati semplicemente per poi evidenziarne gli aspetti tecnici che l'hanno causati: è importante capire se quella palla è finita lì solo per caso, per un soffio di vento o se qualche meccanismo è saltato.

Solo comprendendo questo si cresce!

Ma l'errore del singolo, ancorché apparentemente casuale, può in taluni casi avere anche origini lontane.

Ciascuno di noi, oltrechè il diretto interessato, dovrebbe chiedersi:

"Ho fatto veramente quanto era nelle mie possibilità perché ciò non si verificasse?"

Un Atleta potrebbe chiedersi, ad esempio, se:

- è entrato in campo fisicamente a posto e certo di poter dare il suo totale contributo o se, pur di partecipare, ha nascosto qualche  suo malanno;

- ha affrontato la preparazione con impegno, con sacrificio e dedizione;

- ha realmente compreso le indicazioni dell'allenatore o se ha finto di ascoltare, perché .... "Tanto poi gioco come piace a me!"

- una volta in campo è certo di aver dato il massimo;

- quelle indicazioni ricevute le ha poi effettivamente rispettate e poste in atto.

Anche chi decide una formazione e la strategia di gara qualche domanda dovrebbe porsela.

Ed io l'ho fatto .... Altrochè!

Tra diversi dubbi e possibili errori ho solo un unica certezza: di essere in pace con la mia coscienza perché quel che potevo materialmente fare l'ho fatto! Avrei potuto far meglio e di più?

Sicuramente SI. Come negare che poi TUTTO è perfettibile!

É stata programmata una lunga fase di preparazione, come mai verificatosi negli anni passati ma alla quale non tutti poi, per motivi diversi, hanno partecipato.

É stato cooptato un Preparatore Atletico di indiscusso valore e fornite (fino alla nausea!) quelle indicazioni tecniche compatibili con la finalità dell'evento, con il tempo a disposizione ed il livello degli atleti.

L'apprezzamento dei Colleghi delle altre squadre presenti in tribuna a La Spezia è di conforto!

La squadra ha espresso un buon calcio, mostrando un'organizzazione di gioco ben riconoscibile, non ha subito il gioco avversario ma più sovente l'ha imposto, manifestando anche una buona condizione atletica: non ricordo un solo finale di gara in cui noi si concludesse in debito d'ossigeno e gli avversari invece a galoppare nel campo.

A legittimare anche una buona partecipazione corale alla fase offensiva, sono andati a segno ben quattro diversi giocatori sui sei presenti sopra la linea di difesa (Rosati, Zola, Perfetto e Lippa) e se il bravo n°1 catanese non avesse compiuto un autentico miracolo sul tiro di Arseni saremmo giunti a cinque e se Dinnella avesse semplicemente appoggiato il cuoio dentro la porta vuota avremmo fatto l'anplain!

In buona sostanza, in termini di "qualità di gioco" possiamo ritenerci soddisfatti.

Almeno io lo sono.

Ma è ovvio che, a posteriori, certe scelte non le farei.

Nicola DINNELLA avrebbe dovuto giocare sempre come punta centrale, tre gare su tre, perché uno che segna 26 reti in una stagione non puoi tenerlo a più di 25 metri dalla porta avversaria!

Non sacrificherei più Antonio PERFETTO in un ruolo di interdizione (linea a due), di grande dispendio fisico, ma lo posizionerei stabilmente come seconda punta centrale, alle spalle di Nicolino.

Piazzerei Alessandro ARSENI e Fabio LIPPA stabilmente a guardia della difesa con Maurizio STANCA difensore esterno finché non sviene in campo, perché il suo ingresso ha impressionato anche "Kappio": con lui la squadra è passata alla trazione integrale!

Riproporrei poi Luca MATTEONI centrale, perché il Capitano non si discute neanche con quaranta di febbre ed orbo ad un occhio e gli affiancherei il solito "body gard" di origine croata, sacrificando la sapienza tattica di Taglione sull'esterno destro.

Rimarrei sempre con l'amletico dubbio di chi proporre a sinistra, non avendo noi un mancino nel ruolo.

Per il resto, le scelte fatte le ripeterei tutte, assumendomene ogni responsabilità, anche se comprendo che per qualche Collega la formazione migliore è solo quella che lo vede protagonista.

Penso sia umano ed anche un fatto positivo: mi preoccuperebbe molto di più vedere un atleta felicemente seduto in panchina!

Le scelte tecniche sono indubbiamente soggettive ed il calcio è bello anche per questo: se penso a Roberto PRUZZO capocannoniere della ROMA, sistematicamente "schifato" dalla nazionale ....

Poiché siamo un paese che vanta 60 milioni di Commissari Tecnici, chiunque potrà divertirsi nel dopo cena a proporre i suoi TOP 11.

Ma non se ne abbia a male se "Non mi curo di lui, ma guardo e passo!"