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Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma In piedi da sinistra: Cappioli (preparatore atletico), De Giacco, Lippa, Zanella, Zola, Matteoni, Perfetto, Dante, Segna, Taglione, Pinti, Stanca, Di Cintio Accosciati da sinistra: Acernese (allenatore), Rosati, Arseni, Chimenti, Italia, Dinnella, Pulcini, Tavani, Lepore
Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma In piedi da sinistra: Cappioli (preparatore atletico), Stasi, Taglione, Dante, Arseni, Zola, Acernese (allenatore), Matteoni, Perfetto, Pinti, Pulcini, De Giacco, Della Valle Accosciati da sinistra: Biasiotti, Di Cintio, Rosati, Italia, Tavani, Chimenti, Dinnella, Lepore, Stanca, Segna, Cattarin (preparatore portieri) |
Anche il calcio vive dei suoi "luoghi comuni". Negli anni, più d'una volta ho sentito affermare da noti conoscitori della materia, che "La partita perfetta è quella che finisce 0 - 0". Un concetto vagamente estremo e paradossale: l'inviolabilità della rete come assoluta garanzia della perfezione pedatoria! In tale affermazione però, qualcosa di vero e condivisibile c'è: un goal è sempre e comunque la somma di "meriti e demeriti". Quando la palla entra nel sacco, l'abilità di chi l'ha deposta è inversamente proporzionale a quella di chi avrebbe dovuto adoperarsi perché ciò non si verificasse. Pur con percentuali diverse, variabili di caso in caso, una rete realizzata ha sempre eroi da una parte e colpevoli dall'altra. Questo nella quasi totalità dei casi: ovviamente esistono le eccezioni! In tutta onestà, quale colpa potrebbe ricadere sulle spalle dell'ottimo Dasaev, portiere russo, sul goal che Marco Van Basten segnò nella finale dell'Europeo '84 con la nazionale olandese, un goal recentemente premiato come secondo gol più bello della storia del calcio da WorldSoccer?
Questa breve premessa solo per sintetizzare, in termini a noi ingegneri più familiari (quelli numerici!), l'avventura della Nazionale dell'Ordine degli Ingegneri di Roma nella fase di qualificazione del Campionato Nazionale di La Spezia, conclusasi domenica 15 giugno. |
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Inserita in un girone estremamente equilibrato e di buon livello - i risultati ne sono testimonianza - con BRESCIA (testa di serie), LECCE e CATANIA, nell'arco delle tre gare la squadra romana ha comunque dimostrato di saper interpretare un buon calcio, nonché evidenziato un apprezzabile "assetto tattico" ed una condizione atletica pari se non superiore a quella di tutte le squadre affrontate, dimostrando sul campo di poter oramai giocare "alla pari" con qualsiasi squadra di questo torneo. Nella gara d'esordio contro LECCE (ndr. squadra giunta sei posizioni sopra nella precedente edizione), dopo un primo tempo senza reti nella ripresa arriva il vantaggio pugliese, ma nel giro di pochi minuti i romani prima pareggiano con Christian ROSATI e poi passano in vantaggio con Eugenio ZOLA. A poco meno di venti secondi dal termine del quarto minuto di recupero, la rete leccese del definitivo pareggio, con i romani colpevolmente incapaci di mantenere la palla distante dalla propria metà campo, magari nascondendola dietro la bandierina del corner avversario! La rete è il frutto di un imperdonabile errore, un goal sicuramente evitabile se il giocatore avesse semplicemente osservato la propria posizione e le relative consegne: una piccola momentanea distrazione che si rivelerà però fatale! Accade dunque che il "difensore esterno" dei romani in preda a foga agonistica, stringa inspiegabilmente verso l'interno della propria trequarti, invadendo di fatto una zona di campo non di sua competenza e solo per andare a colpire di testa un pallone che avrebbe potuto tranquillamente lasciar gestire al suo centrale di difesa. Ma la palla è appena sfiorata e sfortuna vuole che finisca proprio in quella zona di prato lasciata incredibilmente incustodita: l'avversario se ne impossessa, raggiunge tranquillamente la linea di fondo tra una difesa che inevitabilmente "sbanda" e mette al centro un ottimo pallone "ad uscire" per l'accorrente compagno, che non ha alcuna difficoltà a realizzare. Insomma .... Poco più d'un calcio di rigore, ma in movimento. Dunque pareggio, palla al centro, immediato triplice fischio e prima vittoria buttata da ROMA! La grande prova d'esame per i romani arriva però nella seconda gara, contro i titolati Colleghi di BRESCIA (ndr. squadra finalista nella precedente edizione). Ancora un primo tempo senza goal e senza particolari sussulti. Nella ripresa è ROMA a passare in vantaggio con Antonio PERFETTO, ma in dieci minuti gli avversari ribaltano il risultato e sempre su incredibili lampi di ingenuità avversaria. In occasione del pareggio, la coppia dei difensori centrali dimentica le reiterate raccomandazioni del Mister (ndr. state vicini e non lasciate mai alla punta centrale la possibilità dell'uno contro uno!) e consente all'attaccante bresciano di cavalcare per trenta metri "palla al piede", senza alcun raddoppio di marcatura ed in compagnia di un difensore incapace anche di ostacolarne la corsa, magari ricorrendo a modi "maschi" ma non troppo cruenti. Ingresso in area e goal del pareggio. Ma è in realtà la rete del vantaggio bresciano il vero evento da "guinness dei primati", una inenarrabile duplice follia! Un difensore dei romani, ricevuta palla dal portiere, si avventura nella propria trequarti ma invece di evitare il "confronto diretto" con l'avversario in pressing, giocando sul compagno di reparto libero e distante pochi metri - come auspicato e sempre consigliato - si avventura in un pericolosissimo quanto inutile dribbling. Il "rimpallo" gli è sfavorevole e la palla schizza via in direzione opposta, fortunatamente però verso il suo "centrale di difesa" che avrebbe tutto il tempo di calciare e scongiurare definitivamente il pericolo. Ma anche lui è in preda a lucida follia ed invece di lanciare la palla a trenta metri dalla sua linea d'area, cosa fa? Fiero e sicuro attende l'arrivo dello stesso avversario, solo per il piacere di poterlo "saltare" in bello stile! Secondo, tragico, imperdonabile, nuovo errore a distanza di pochi secondi. Il bravo attaccante bresciano vince anche questo contrasto, due rapidi passi, entra in area e "fulmina" il portiere avversario con un rasoterra sul secondo palo! Per tutta la gara la formazione bresciana non avrà altre occasioni da rete ed i due gentili omaggi di ROMA risulteranno più che sufficienti per portare a casa i tre punti. L'ultima gara è contro i Colleghi di CATANIA (ndr. squadra giunta una posizioni sopra nella precedente edizione). Dopo i primi dieci minuti iniziali di assoluto dominio dei romani, con gli avversari incapaci di uscire dalla propria metà campo, giunge il vantaggio dei ragazzi di Mr. Acernese con Fabio LIPPA, ancora protagonista pochi minuti dopo, ma questa volta in negativo, poiché autore di un fallo da rigore con un intervento che definire "ingiustificato e maldestro" .... è dir poco! Il giocatore siciliano, spalle alla porta (!) ed in piena area, ancor prima di ricever palla viene letteralmente preso per il collo e sdraiato in terra, ma in un modo così goffo e plateale che una eventuale sua "impiccagione" sarebbe stato un gesto sicuramente meno eclatante e violento! Ovviamente il tutto a due passi dall'Arbitro: le stupidaggini o si fanno bene o non si fanno per niente! La partita prosegue poi con i romani ripetutamente al tiro ma incapaci anche di deporre la palla dentro una porta indifesa, desolatamente vuota e distante solo un paio di metri (Nicola DINNELLA docet!): al termine della gara si conteranno ancora due palle goal per CATANIA ed una mezza dozzina per ROMA, ma il risultato finale non cambierà e sarà comunque un pari. Seconda vittoria alle ortiche! Insomma ... Come sia stato possibile tutto ciò è presto detto, ma sia ben chiaro: non si parli di sfortuna! La verità è che questa squadra pur essendo molto migliorata in questi anni sul piano del gioco, del livello tecnico e della disciplina tattica è ancora terribilmente acerba e senza molta personalità, poco incline alla "vera" tensione agonistica, con picchi improvvisi di delirante deconcentrazione o in alternativa eccessivo protagonismo dei singoli. Più d'uno, non di rado, gioca più per se che per la squadra e solo per soddisfare il proprio ego. Il limite più evidente di diversi Colleghi risiede dunque nella difficoltà di assimilare un concetto fondamentale, ovvero che il CALCIO è un gioco di squadra! Far digerire questa verità a persone che per vent'anni e più hanno vissuto ed interpretato questo sport in modo totalmente spontaneo, senza doversi mai confrontare con precisi compiti e limiti al proprio raggio d'azione, è un problema di non facile ed immediata soluzione ed anche l'avversario che non riusciranno MAI a sconfiggere. Dispiace veramente dover salutare questa manifestazione fondamentalmente per singoli episodi negativi perché poi, in termini di "valore tecnico", di bel gioco, la squadra di ROMA non ha assolutamente demeritato, raccogliendo forse meno di quanto seminato. Ma è altresì evidente come a questa squadra, oltre ad un aspetto caratteriale negativo, manchi ancora qualcosa per operare il famoso "salto di qualità", quel qualcosa che fa poi la differenza. Sicuramente manca di un elemento con forte personalità, quel che nel gergo tecnico è chiamato "l'allenatore in campo", l'atleta di esperienza, capace di dettare i tempi, in grado di decidere quando sia più giusto offendere o quando temporeggiare, un giocatore autorevole che possa "richiamare" il Collega ai suoi compiti, far sentire il suo "peso" quando la barca è sballottata dalle onde. In questa squadra, oggi, ci sono troppi spocchiosi generali e pochi onesti soldati. Ci auguriamo solo che l'esperienza vissuta a La Spezia sia di qualche utilità e che soprattutto porti a riflettere, magari a riporre definitivamente certe strampalate convinzioni, come ad esempio quella di ritenersi "fenomeni" per una manciata di goal realizzati all'interno del Grande Raccordo Anulare. Senza la necessaria umiltà non si va lontano ma solo incontro a pessime figure.
p.s. in bocca al lupo ai Colleghi di Brescia per la fase finale. |
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