Torneo Regionale di Calcio - Ordini degli Ingegneri e Architetti del Lazio

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La metamorfosi del calcio

"L'insostenibile leggerezza dell'essere calciatore"

di Emilio Acernese

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Negli sport di squadra, nel calcio in particolare, non è pensabile poter prescindere dalle doti tecniche degli interpreti, dalla familiarità che ciascun atleta dovrebbe necessariamente avere nel governare l'oggetto del contendere.
É altresì innegabile come alcune "verità" del calcio alberghino ai poli estremi della Teoria Pedatoria e possano anche sembrare, ad una prima analisi, contraddittorie ed inconciliabili.
"Undici campioni non fanno una squadra!".
Un affermazione per molti incomprensibile ma anche un assioma consolidato, che appartiene al lessico del calcio e che fa da premessa a ciò che questo sport non ha di naturale ovvero di "precostruito".

Per anni ho allenato squadre di esordienti e dal loro comportamento ho compreso l'istinto primario del piccolo "bipede calciatore", quel che per lui è naturale e quel che non lo è.
Naturale è correre dietro la palla tentando di mantenerne il possesso, il più a lungo possibile.
Innaturale è la "consapevolezza" dell'esistenza del compagno di squadra, il concetto di "posizione" in campo.
É il cosiddetto "calcio spontaneo", dove prevale il singolo con la propria individualità: non una squadra, ma uno sciame d'api impazzito che migra da una parte all'altra del campo senza alcuna cognizione di "tempo e spazio", parametri innaturali alla base del calcio adulto, filtrato dalla teoria (modulo tattico), quindi costruito.

L'atleta di una squadra amatoriale, in particolare quello che si ritrova in campo per la prima volta, ripropone inevitabilmente l'atteggiamento atavico ed in lui riemerge spontaneamente il "fanciullino calciatore".
Il gioco "a zona" fonda le sue origini, ha la sua essenza, proprio dalla oggettiva reinterpretazione del "calcio spontaneo": il riferimento è sempre la palla (non l'avversario) e la squadra si "orienta" comunque in base alla sua posizione, ma questa volta in modo organizzato, non più caotico e casuale.
É la rivisitazione matura, teorizzata, dello "sciame d'api", solo che ora il "fanciullino calciatore" si comporta rispettando
quei parametri a lui prima sconosciuti (tempo e spazio).
É la metamorfosi del calcio: da sciame a squadra, da undici individualità a collettivo.
Ma la transizione è semplice solo a parole.
Azzerare l'istinto primordiale dell'atleta, per riproporlo quale autentico "elemento squadra", pedina di uno scacchiere, è il primo arduo obiettivo di un allenatore ..... o presunto tale!


Dedico queste semplici e forse ovvie (inutili?) elucubrazioni agli Atleti INGEGNERI ROMA 3, e li ringrazio per l'impegno, l'abnegazione, per quanto di bello hanno saputo fare fin qui.
La loro sofferta metamorfosi è stata la nostra vera, prima grande vittoria!