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Nel
calcio italiano è esploso recentemente il problema del nandrolone.
Anche in questa occasione sono state dette e scritte affermazioni
contenenti molte imprecisioni, tanto che, da parte di molti, si è
avuta la sensazione che, in generale, su questa sostanza se ne sapesse
pochissimo.
In realtà molte certezze ci sono, per esempio queste:
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il
nandrolone è un farmaco anabolizzante, vale a dire
promuove lo sviluppo della muscolatura e favorisce il recupero
dopo gli allenamenti più impegnativi; ovviamente è compreso
negli elenchi delle sostanze proibite;
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chi
ha sostenuto che l'uso del nandrolone non può servire nel
calcio poiché si tratta di "uno sport tecnico",
evidentemente non si rende conto di quanto siano importanti alcune
qualità atletiche in questa disciplina;
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chi
ai test antidoping risulti "positivo" per il nandrolone
ha sicuramente assunto questa sostanza dall'esterno, non è
possibile che questa positività derivi da un cambiamento del
metabolismo del corpo, neppure in condizioni di grandi quantità
di allenamento o di qualunque tipo di stress;
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non
è possibile che quantitativi di nandrolone tali da dare
"positività" possano essere assunti con gli alimenti;
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qualcuno
ha sostenuto che mai i calciatori professionisti assumerebbero
consciamente tale sostanza, poiché sanno di essere sottoposti a
test che li scoprirebbero immediatamente.
La storia passata e recente del doping, però, smentisce questa
tesi, poiché vari atleti hanno assunto prodotti illegali pur
sapendo che avevano probabilità non trascurabili di essere
sorteggiati per l'antidoping;
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indubbiamente
c'è, però, la sensazione che i calciatori di serie A e B trovati
"positivi" (o con livelli molto vicini a quelli che
significano "positività") siano in numero
eccessivamente elevato per pensare si tratti soltanto di casi di
giocatori che abbiano voluto sfidare il rischio del sorteggio;
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non
è vero che gli esami del sangue sarebbero più precisi di quelli
sulle urine (gli unici attualmente effettuati) per scoprire chi ha
fatto uso di nandrolone;
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si
sa che c'è stato il caso di prodotti (non italiani) venduti come
integratori e che, come è stato poi dimostrato, contenevano nandrolone.
Questo è costato la squalifica a due trentini praticanti atletica
leggera, il mezzofondista Battocletti e la velocista Sighele.
La ditta produttrice ha dovuto riconoscere la sua colpa e dovrà
pagare una cifra considerevole a questi due atleti, soprattutto a
Battocletti che ha dovuto rinunciare anche alle Olimpiadi, essendo
stato squalificato proprio per la "positività" al
nandrolone;
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C'è
da ritenere inverosimile che questa azienda continui a mettere in
vendita questo falso integratore e che tutti i calciatori trovati
positivi lo abbiano utilizzato;
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le
aziende italiane del settore (in particolare quelle più grosse)
non compiono certamente "truffe" di questo tipo, anche
perché da noi gli integratori devono essere notificati o
autorizzati dal Ministero e c'è il rischio di sanzioni penali
molto serie;
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è
stata comunque una buona scelta quella emersa a fine aprile dal
vertice antidoping svoltosi a Roma, vale a dire di testare gli
integratori più comunemente utilizzati dalle squadre italiane di
calcio per verificare che non contengano sostanze differenti da
quelle presenti in etichetta, soprattutto che non contengano quei
farmaci che sono presenti negli elenchi dei prodotti dopanti;
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non
esiste alcun prodotto naturale che può di per sé spiegare la
"positività" al nandrolone, neanche il tribulus
terrestris, l'erba che è anche chiamata rosa di Malta, che
avrebbe effetti anabolizzanti e della quale si è parlato in
questo periodo; se la positività derivasse dall'uso di questo
prodotto significherebbe che il nandrolone è stato
aggiunto come tale da chi lo ha fabbricato.
E allora, qual'è la soluzione del mistero dei troppi calciatori
del nostro Campionato che sono stati trovati "positivi"
al nandrolone?
Per ora non è ancora stata trovata, ma è possibile che emerga
quanto prima.
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